DIFESA
DEL TERRITORIO: CRESCITA ZERO!
Il consumo di territorio nell’ultimo
decennio ha assunto proporzioni preoccupanti e una estensione devastante. Negli
ultimi vent’anni, il nostro Paese ha cavalcato una urbanizzazione ampia,
rapida e violenta. Le aree destinate a edilizia privata, le zone
artigianali, commerciali e industriali con relativi svincoli e rotonde si sono
moltiplicate ed hanno fatto da traino a nuove grandi opere infrastrutturali
(autostrade, tangenziali, alta velocità, ecc.).
Soltanto negli ultimi 15 anni circa tre milioni di ettari, un
tempo agricoli, sono stati asfaltati e/o cementificati. Questo consumo di suolo
sovente si è trasformato in puro spreco, con decine di migliaia di
capannoni vuoti e case sfitte: suolo sottratto all’agricoltura,
terreno che ha cessato di produrre vera ricchezza. La sua cementificazione
riscalda il pianeta, pone problemi crescenti al rifornimento delle falde idriche
e non reca più alcun beneficio, né sull’occupazione né sulla qualità della vita
dei cittadini.
Questa crescita senza limiti considera il territorio una
risorsa inesauribile, la sua tutela e salvaguardia risultano subordinate ad
interessi finanziari sovente speculativi: un circolo vizioso che, se non
interrotto, continuerà a portare al collasso intere zone e regioni urbane. Un
meccanismo deleterio che permette la svendita di un patrimonio collettivo ed
esauribile come il suolo, per finanziare i servizi pubblici ai cittadini
(monetizzazione del territorio).
Tutto ciò porta da una parte allo svuotamento di molti centri
storici e dall’altra all’aumento di nuovi residenti in nuovi spazi e nuove
attività, che significano a loro volta nuove domande di servizi e così via
all’infinito, con effetti alla lunga devastanti. Dando vita a quella che si può
definire la “città continua”. Dove esistevano paesi, comuni, identità
municipali, oggi troviamo immense periferie urbane, quartieri dormitorio
e senza anima: una “conurbazione” ormai completa per molte aree del
paese.
Ma i legislatori e gli amministratori possono fare scelte diverse,
seguire strade alternative? Sì!
Quelle che risiedono in una
politica urbanistica ispirata al principio del risparmio di suolo
e alla cosiddetta “crescita zero”,
quelle che portano ad indirizzare il comparto edile sulla ricostruzione e ristrutturazione
energetica del patrimonio edilizio
esistente.
Il movimento di opinione
per lo STOP AL CONSUMO DI TERRITORIO e i sottoscritti firmatari
individuano 6 principali motivi a sostegno della presente campagna nazionale di
raccolta firme.
STOP:
PERCHÉ?
1.
Perché il suolo ancora non cementificato non
sia più utilizzato come “moneta corrente” per i bilanci
comunali.
2. Perché si cambi strategia nella
politica urbanistica: con l’attuale trend in meno di 50 anni buona
parte delle zone del Paese rimaste naturali saranno completamente urbanizzate e
conurbate.
3. Perché occorre ripristinare un
corretto equilibrio tra Uomo ed Ambiente sia dal punto di vista della
sostenibilità (impronta ecologica) che dal punto di vista
paesaggistico.
4. Perché il suolo di una
comunità è una risorsa insostituibile perché il terreno e le piante che
vi crescono catturano l’anidride carbonica, per il drenaggio delle acque, per la
frescura che rilascia d’estate, per le coltivazioni, ecc.
5.
Per senso di responsabilità verso le future
generazioni.
6. Per offrire a cittadini,
legislatori ed amministratori una traccia su cui lavorare insieme
e rendere evidente una via alternativa all’attuale modello di società.
I link seguenti ci riportano ad esperienze di questo tipo (Territorio a crescita zero o Decrescita Felice) in alcuni comuni italiani:
Descrescita Felice
Cassinetta di Lugagnano: Stop al consumo del territorio
Refrancore e Vinchio: primi Comuni astigiani verso lo Stop al Consumo di Territorio
Stop al Consumo di Territorio: Un secolo per formare un centimetro di suolo fertile!
Asti aderisce allo Stop al Consumo del Territorio
Intervista a Domenico Finiguerra Sindaco STOP AL CONSUMO DEL TERRITORIO
Immagina Lomazzo
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